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Buonasera a tutti,
sono Marco Forti: da 12 anni sono impegnato nella ricerca sulle biomasse.
abito in Sardegna e coltivo, osservo e ricerco un'essenza vegetale in particolare, che non finisce
di stupirmi: il Vetiver (Chrisopogon Zizanioides).
Questa pianta possiede un apparato radicale di dimensioni titaniche ma con
singole radici sottilissime ed ha superato ogni test le ho imposto in questi anni:
1 - è sterile, quindi può essere introdotta in qualunque ambito senza rischi.
2 - resiste al fuoco, anzi sembra trarre vantaggio da esso.
3 - non necessita irrigazione, quindi è adatta alle zone siccitose.
4 - sopporta sommersione pari o superiore ad un mese.
5 - è un buon foraggio.
6 - tollera un campo di pH quasi totale: da 3 a 11, idrocarburi,
metalli pesanti, inquinamento da chimica agricola.
Applicata seguendo il giusto design, può essere utilizzata per:
- eliminazione dell'erosione superficiale dei suoli agricoli.
- consolidamento/miglioramento dell'assetto idrogeologico.
- massimizzazione delle risorse idriche: ricarica pozzi e falde
- pionierizzazione di terreni desertificati.
- depurazione idroponica, o con letti filtranti, di acque reflue.
- fitorimedio
- staffetta ecologica
- messa in sicurezza di scarti minerari
- rivegetazione di cave estinte
e soprattutto
- ENERGIA,
E molto di più.
La pianta è presente in quasi tutti i continenti, ma la varietà sterile che
coltivo (var. Monto) è stata individuata e moltiplicata una ventina di anni fa nel Nord dell'India
ad opera di un manipolo di ex giovani entusiasti di cui la nostra
generazione di quarantenni raccoglie ora l'eredità.
Con l'approssimarsi del picco di produzione del petrolio, ed il conseguente
impennarsi senza tregua del costo dei carburanti, è probabile, quasi certo,
che l'agricoltura sarà chiamata a fornire materiali adatti alla trasformazione
di biomasse in biocarburanti di seconda e terza generazione in un primo momento,
in idrogeno in un tempo appena più lontano.
Se queste biomasse fossero gratuite, quindi ricavate quale scarto di una
precedente lavorazione, anche l'energia ricavata sarebbe a buon mercato,
cioè costerebbe solo il quantum necessario al processo industriale di
estrazione: quanto più semplice il procedimento, tanto più a buon mercato
l'energia. un esempio pratico: se un gruppo di aziende agricole mettesse in
comune le acque reflue, dei letti filtranti di vetiver potrebbero depurarle e
produrre sufficiente biomassa per poter scaldare, con una apposita caldaia
a trinciato la casa di tutti, l'acqua di tutti, generare energia per cogenerazione,
e magari fornire anche l'acqua in temperatura per il caseificio consortile.
In questo modo il vecchio cerchio agricolo, quello che i nostri nonni chiudevano
tutti gli anni rimettendo nel campo ciò che ne traevano, avrebbe la possibilità
di fornire una speranza a questa società del sovrappiù.
Non credo che il vetiver cambierà il mondo, ma potrebbe fornire una nuova
moneta forte a questo mondo inflazionato di beni di consumo usa e getta.
Desidero conoscere la vostra opinione e rispondere a tutte le domande
di merito che vorrete pormi.
Per ulteriori informazioni vi rimando per il momento al mio blog:
www.diariodellacoltivazione.blogspot.com
Un saluto a tutti.
Marco.
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